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Of lively portraiture display'd,
Softly on my eyelids laid.
And, as I wake, sweet music breathe
Above, about, or underneath,
Sent by some spirit to mortals good,
Or the unseen genius of the wood.

But let my due feet never fail
To walk the studious cloisters' pale,
And love the high embower'd roof,
With antique pillars massy proof,
And storied windows richly dight,
Casting a dim religious light:
There let the pealing organ blow,
To the full-voiced quire below,
In service high and anthems clear,
As may with sweetness, through mine ear,
Dissolve me into ecstasies,
And bring all heaven before mine eyes.

And may at last my weary age
Find out the peaceful hermitage,
The hairy gown and mossy cell,
Where I may sit and rightly spell
Of every star that heaven doth show,
And every herb that sips the dew;
Till old experience do attain
To something like prophetic strain.

These pleasures, Melancholy, give,
And I with thee will choose to live.

SONNETS

I TO THE NIGHTINGALE.

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O NIGHTINGALE, that on yon bloomy spray

Warblest at eve, when all the woods are stiil;

Thou with fresh hope the lover's heart dost fill While the jolly hours lead on propitious May. Thy liquid notes that close the eye of day,

First heard before the shallow cuckoo's bill,

Portend success in love; 0, if Jove's will Have link'd that amorous power to thy soft lay,

Now timely sing, ere the rude bird of hate Foretel my hopeless doom in some grove nigh :

As thou from year to year hast sung too late For my relief, yet hadst no reason why:

Whether the Muse, or Love, call thee his mate Both them I serve, and of their train am I.

II.

Donna leggiadra il cui bel nome honora

L'herbosa val di Rheno, e il nobil varco,

Bene é colui d'ogni valore scarco Qual tuo spirto gentil non innamora; Che dolcemente mostra si di fuora

De sui atti soavi giamai parco,

E i don', che son d'amor saette ed arco, La onde l'alta tua virtu s'infiora.

Quando tu vaga parli, o lieta canti Che mover possa duro alpestre legno,

Guardi ciascun a gli occhi, ed a gli orecchi L'entrata, chi de te si trova indegno;

Gratia sola di su gli vaglia, inanti Che'l disio amoroso al cuor s'invecchi.

III.

Qual in colle aspro, al imbrunir di sera

L'avezza giovinetta pastorella

Va bagnando l'herbetta strana e bella
Che mal si spande a disusata spera
Fuor di sua natia alma primavera,

Cosi Amor meco insù la lingua snella

Desta il fior novo di strania favella, Mentre io di te, vezzosamente altera,

Canto, dal mio buon popol non inteso E'l bel Tamigi cangio col bel Arno.

Amor lo volse, ed io a l'altrui peso Seppi ch' Amor cosa mai volse indarno.

Deh! foss' il mio cuor lento e'l duro seno A chi pianta dal ciel si buon terreno.

CANZONE.

Ridonsi donne e giovani amorosi

M'accostandosi attorno, e perche scrivi,
Perche tu scrivi in lingua ignota e strana
Verseggiando d'amor, e come tosi ?
Dinne, se la tua speme sia mai vana,

E de pensieri lo miglior t'arrivi;
Cosi mi van burlando, altri rivo

Altri lidi t'aspettan, et altre onde

Nelle cui verdi sponde
Spuntati ad hor, ad hor a la tua chioma

L'immortal guiderdon d'eterne frondı
Perche alle spalle tue soverchia soma?

Canzon dirotti, e tu per me rispondi Dice mia Donna, e'l suo dir, é il mio cuore Questa e lingua di cui si vanta Amore.

IV.

DIODATI, e te'l dirò con maraviglia,

Quel ritroso io ch’amor spreggiar soléa

E de suoi lacci spesso mi ridéa Gia caddi, ov’huom, dabben talbor s'impiglia Ne treccie d'oro, ne guancia vermiglia

M'abbaglian sì, ma sotto nova idea

Pellegrina bellezza che'l cuor bea, Portamenti alti honesti, e nelle ciglia

Quel sereno fulgor d'amabil nero, Parole adorne di lingua piu d'una,

E’l cantar che di mezzo l'hemispero Traviar ben puo la faticosa Luna,

E degli occhi suoi auventa si gran fuoco Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

V.

PER certo i bei vostrocchi, Donna mia

Esser non puo che non sian lo mio sole

Si mi percuoton forte, come ei suole
Per l'arene di Libia chi s'invia,
Mentré un caldo vapor (ne sentì pria)

Da quel lato si spinge ove mi duole,

Che forse amanti nelle lor parole Chiaman sospir; io non so che si sia:

Parte rinchiusa, e turbida si cela Scosso mi il petto, e poi n'uscendo poco

Quivi d'attorno o s'agghiaccia, o s'ingiela
Ma quanto a gli occhi giunge a trovar loco

Tutte le notti a me suol far piovose
Finche mia Alba rivien colma di rose.

VI.

GIOVANE piano, e semplicetto amante

Poi che fuggir me stesso in dubbio sono,

Madonna a voi del mio cuor l'humil dono
Faro divoto; io certo a prove tante
L'hebbi fedele, intrepido, costante,

De pensieri leggiadro, accorto, e buono;

Quando rugge il gran mondo, e scocca il tuoco, S'arma di se, e d'intero diamante :

Tanto del forse, e d'invidia sicuro, Di timori, e speranze al popol use

Quanto d'ingegno, e d'alto valor vago,
E di cetra sonora, e delle muse:

Sol troverete in tal parte men duro,
Ove Amor mise l'insanabil ago.

VII.

ON HIS BEING ,ARRIVED TO THE AGE OF TWENTY-THREE.

Flow soon bath Time, the subtle thief of youth,

Stolen on his wing my three-and-twentieth year

My hasting days fly on with full career, But my late spring no bud or blossom showeth.

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