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cosi a lungo trascurato, è divenuto finalmente oggetto di studio intenso e metodico. E la mente dei pensatori si è rivolta ad indagare con sottile cura la natura ed il valore di quelle grandi energie sociali, che esercitano la loro influenza sulla vita e sullo sviluppo dello Stato.

Tali energie hanno sempre esistito ed operato; ma la loro affermazione vigorosa e cosciente è fenomeno tutto proprio dell'epoca nostra. Per secoli e secoli esse rimasero avvolte nell'ombra, finchè la grande trasformazione politica e sociale, avvenuta in Europa durante il secolo XIX, permise loro di uscire alla piena luce del sole, e di assurgere a fattori attivi e potenti della vita nazionale.

Questo fatto ha dato ad esse un'imponenza di proporzioni ed una determinatezza di caratteri, affatto ignote dapprima. E perciò soltanto oggi esse s'impongono veramente all'attenzione dei pensatori. I quali spingono le loro indagini verso quei

sintesi superiore, caratterizzata da prop e specifiche.

Il prodotto più elevato e spontane rito collettivo, la più grandiosa delle stazioni è l'opinione pubblica. Viva comunità, essa costituisce l'organo p mezzo del quale questa esprime il propr sulle grandi questioni d'indole speciali tica e sociale, che si dibattono in un c momento storico.

L'opera degli uomini dirigenti la blica si svolge sotto l'impero ed il co dacato di quel misterioso e temibile g penetra dappertutto con piena indipend ogni fatto della vita pubblica pronuncia dizio supremo e solenne. Esso rappre così dire, l'atmosfera, entro la quale si azione governativa. Perchè questa abbi lità di efficacia e di successo, è indisper l'opinione pubblica le sia favorevole;

seco di essa. Deve averle riguardo e calcolarla non già per la sua verità, ma per la sua potenza. Ancorchè versi nell'errore, e giudichi falsamente, l'opinione pubblica è pur sempre una gran forza spirituale e morale, che è pericoloso il contrastare. È questo il giudizio del Bluntschli. E il conte di Cavour osservava che quando il vento dell'opinione pubblica soffia con violenza in una certa direzione, non v'è riparo contro il suo impeto, che spezza tutto ciò che incontra.

Questo è soprattutto vero per lo Stato moderno, nel cui concetto l'opinione pubblica entra quale elemento intrinseco, conseguenza logica e diretta dei principî fondamentali su cui esso riposa.

Tuttavia osserva il Bryce che si ha torto generalmente di parlare dell'opinione pubblica come di una forza nuova, apparsa nel mondo solo da quando hanno cominciato ad esistere i governi a base democratica costituzionale. L'opinione pubblica è stata sempre, sotto tutte le forme di Stato,

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potrebbe resistere lungamente senza di Onde ha ragione David Hume, quando che l'opinione dei governati è l'effettivo fondamento di tutti i governi, e che tale i è vera così per i governi più dispotici o quelli più liberi e popolari.

La differenza tra gli uni e gli altri siede dunque nel fatto che i primi si ap sulla forza ed i secondi invece sul cons cittadini. In realtà questo è indispensabile trambi. Ma mentre nei governi dispotici risolve nell'obbedienza istintiva e passiva polo ad un'autorità, che è all'infuori di governa senza il suo concorso, nei paes: forma democratica 'e rappresentativa il della volontà nazionale, quale base del eleva l'opinione pubblica a fattore attivo e della vita politica. Essa esce dalla lunga per trasformarsi in una forza feconda e che, a mezzo di molteplici organi, esplica u

organizza una resistenza sempre più viva contro quell'autorità della quale ormai mette in dubbio i diritti. Questo periodo di rado si svolge senza scosse violente. Il sentimento pubblico erompe di tratto in tratto tumultuariamente con tutto l'impeto di una forza lungamente compressa, e scoppia in violenze e ribellioni, che finiscono col dargli la vittoria.

L'opinione pubblica in Europa è passata attraverso a queste tre fasi, tutte ugualmente necessarie, prima di giungere all'impero attuale.

Il periodo storico, che dalla pace di Westfalia, nel 1648, va fino alla Rivoluzione francese, fu il periodo dello Stato autoritario, nel senso piu rigoroso e assoluto. Vinta la resistenza dei vassalli e ricomposto il frazionamento feudale nelle grandi agglomerazioni territoriali degli Stati, abbattuta dopo un'epica lotta la pretesa supremazia dell'Imperatore e del Pontefice, i principi potevano finalmente vedere appagata la loro ambizione di sovranità e di indipendenza.

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